DI:Silvia Fanini

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Parlare di differenze tra maschi e femmine significa, in primis, parlare di differenza tra corpi.

Il corpo maschile e femminile infatti si differenziano evidentemente per struttura e funzioni.

Ogni particolare del corpo di uomo differisce da ogni particolare del corpo della donna: uomini e donne sono diversi negli organi di produzione (la differenza più vistosa), nella massa muscolare, nella conformazione del bacino, delle spalle, delle gambe, nella modalità di crescita dei capelli, nella presenza della peluria in varie parti del corpo, nella tonalità della voce, nei tratti del volto, nella struttura scheletrica, ecc.

Il corpo della donna è scandito da un ritmo ed un tempo intimo, è un corpo che accoglie e che viene penetrato, che porta un bambino in grembo e che lo partorisce, lo accudisce. L’esperienza dell’allattamento testimonia un corpo capace  di nutrire esternamente come  prima era avvenuto internamente.

Il corpo maschile è al contrario un corpo che penetra, che non ha cadenze corporee interne, che non conosce gravidanza e parto.

Appare quindi differente anche il modo di vivere l’eros tra uomo e donna: vi è infatti una diversità di processi corporei tra il ritmo più veloce e parziale dell’erezione maschile e quello più lento e globale dell’eccitazione femminile, tra le spinte dirette al penetrare e quelle al progressivo aprirsi ed accogliere.

La differenza sessuale in quanto dato biologico, tuttavia, non è stata considerata per secoli in questa sua “genuinità”, che non consente di dire altro se non che il maschio è altro dalla femmina e che la femmina è altro dal maschio, senza giudizio di valore, concentrandosi sulla “genuinità” appunto della differenza sessuale in quanto dato biologico.

Per anni la differenza sessuale è invece stata presa in considerazione in termini gerarchici: il maschile o il femminile assumevano valore superiore l’uno rispetto all’altro, a seconda del contesto storico.

Il femminile in Occidente si è sviluppato e si sviluppa tuttora solo all’interno di strutture e leggi maschili: il pensiero maschile si è affermato come universale, astratto e neutro imponendo un sistema che ingloba il soggetto femminile, ma di fatto lo esclude.

Come afferma Luce Irigaray, a tutt’oggi non si assume ancora l’originaria dualità di uomo e donna: si assolutizza in realtà ancora e solamente il primo che, in tal modo, si pone come soggetto unico a partire dal quale l’altra, la donna, è vista come una realizzazione incompiuta e carente di quella umanità che nel maschio ha la sua piena attuazione. Questa prospettiva  implica per le donne una scarsa  possibilità di scelta: esse sono costrette o ad accettare la svalutazione e ad assecondare il non riconoscimento loro imposto o a imitare il maschio copiandone i percorsi logici e lo stile mentale negando ancora una volta la propria identità.

Per la Irigaray, la questione non è quella di proporre un’ennesima teoria sulla “donna”, ma passare,

“dal modello onnipotente dell’uno e del molteplice, […]  al due, un due che non sia due volte uno stesso, nemmeno uno più grande o uno più piccolo, ma che sia di fatto di due realmente diversi”.

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